Cherit, la sartoria sociale della coop Intrecci PDF Stampa Scrivi e-mail
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Venerdì 03 Marzo 2017 13:26

Lavorare per Dolce & Gabbana non è da tutti: una donna della sartoria sociale Cherit ce l’ha fatta. Curriculum, colloquio e prova pratica e il fatidico annuncio: venga domani. Per Milena è stato ben più dell’avverarsi di un sogno: una nuova vita, la previsione di un futuro sereno, la certezza di assicurare al figlio il necessario.

 

“Certo, non tutte le donne che sono passate da Cherit sono diventate sarte esperte o sono entrate in qualche celebre maison della moda. Ma tutte hanno trovato un lavoro, qui hanno trovato la spinta per ripartire, per avere fiducia nel mondo e soprattutto in se stesse. Si sono date da fare, hanno imparato a sostenere un colloquio e a farsi valere e i risultati sono arrivati”. Chiara Terzaghi è la coordinatrice del laboratorio Cherit della cooperativa sociale Intrecci di Rho. Stireria, riparazioni sartoriali e anche confezionamento di abiti e vestiti in genere su misura. E poi ancora ricami e tutto ciò che ha a che vedere con taglio e cucito.

 

Con le volontarie della Caritas parrocchiale a fare da insegnanti, Cherit offre servizi sartoriali ma soprattutto un ambiente unico, dove donne di tutte le età e di tutte le provenienze si incontrano e mettono a frutto le loro competenze e la loro voglia di fare.

 

Il laboratorio ha visto la luce una decina di anni fa con l’obiettivo di fornire alle donne Rom dell’allora locale campo un primo approccio nei confronti del lavoro. Poi il campo nomadi venne chiuso una volta cambiata la giunta comunale e grazie alla caparbietà delle volontarie della Caritas il laboratorio ha trovato tre anni fa una nuova missione con l’obiettivo di dare a donne in difficoltà o semplicemente alla ricerca di un lavoro – e con poche e nulle competenze – un futuro.

 

“Milena, ha trovato impiego nello stabilimento di Dolce & Gabbana di Legnano, quello del prêt-à-porter, grazie anche al fatto che sapeva lavorare a maglia e ricamare. Proveniva da una comunità dove si era rifugiata con il figlio a causa delle difficoltà con il marito. Anche Dolce & Gabbana ha poi limitato la produzione e sfoltito il personale, lei però ha aperto un proprio laboratorio e prosegue nella professione” racconta Chiara Terzaghi.

 

Sono una dozzina fino a oggi le donne passate da Cherit, “una tappa nel loro cammino verso l’autonomia” spiega Oliviero Motta, vicepresidente della cooperativa Intrecci. “Ma tutte hanno trovato successivamente un impiego”.

 

Come Giulia – anche il suo nome è di fantasia – di origini arabe e in Italia al seguito del marito pizzaiolo. “Una donna determinata e con la testa sulle spalle” ricorda Chiara. “Nel suo paese aveva frequentato l’università fino alla laurea in ingegneria. In Italia non aveva alcun titolo e professione. Si è presentata da noi decisa a imparare un mestiere, ma uno era troppo poco per lei: imparava a fare la sarta e frequentava al contempo un corso per operatrice socio-sanitaria. Ce l’ha fatta: oggi lavora, ha tre figli, la prima frequenta l’università e si è risposata: ha ritrovato il primo amore grazie a Facebook e alla cerimonia ha indossato un abito confezionato qui in Cherit” conclude la coordinatrice.

 

Cherit è aperto tre mezze giornate alla settimana, è ospitato a Rho nelle Culture in serra e si appoggia quando chiuso, per il ritiro e la riconsegna degli abiti al negozio del commercio equo e solidale del piano di sotto.

 


Cherit, Culture in serra, via De Amicis 18/b, Rho

 

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